“In punta di...penna”

É tutto una questione di spessore.

Delia Di Canosa  _ 4 Maggio, 2020

Durante il mio primissimo incarico di interpretazione tedesco-italiano in un cantiere siderurgico ad Amburgo, ho accompagnato il sovraintendente ai lavori nella sua visita giornaliera dell’impianto e sono rimasta folgorata dall’ordine che regnava sul banco da lavoro degli operatori.

Diversamente dall’ambiente circostante, così fuligginoso e polveroso che anche lo spazzacamino di Mary Poppins avrebbe gettato la spugna, quelle superfici erano perfettamente organizzate secondo un ordine enigmatico ma funzionale. 

Tutti i componenti, che a prima vista sembravano fissati con la colla vinilica per impedire che si muovessero, erano distribuiti in ordine di larghezza e seguivano un disegno inscrutabile di un deus ex machina.

La vita di cantiere, ho scoperto seguire ritmi cadenzati e rituali consolidati, soprattutto nella prima parte della giornata:

  • la riunione del mattino, a cui partecipano figure di spicco dell’azienda committente e delle aziende subappaltrici, per discutere degli obiettivi della giornata e coordinare i lavori;
  • il giro di ricognizione dell’impianto, per registrare un’istantanea delle attività da ultimare, modificare e riprendere;
  • la pausa-colazione alle 09:30: appuntamento inderogabile, anche se si stesse avvicinando un tornado alla “The day after tomorrow”. 

Mentre nel primo slot, l’interprete è chiamato a fungere da interfaccia tra le aziende presenti al meeting, e si affida alla presa di appunti per riferire con precisione e completezza le informazioni trasmesse, il secondo appuntamento della giornata rischia di riservare sorprese imprevedibili: i ruoli si intrecciano e l’interprete potrebbe trovarsi ad avere davvero “le mani in pasta”, secondo l’interpretazione più letterale del termine.

Cosa potrebbe mai succedere?, vi chiederete voi. 

Ebbene, immaginiamo di trovarci davanti a questo lunghissimo banco da lavoro, dai colori scintillanti e ricoperto di minutaglia di ogni tipo. 

Siete i più vicini, quando una voce fuori campo urla, cercando di vincere sul rumore dell’escavatrice: 
“Ci potrebbe porgere quella guarnizione, quell’O-ERRE accanto a Lei gentilmente”? 

Se, come me, siete cresciuti all’ombra del fratello maggiore, a cui da piccolo piaceva smontare motori e aggiustare il tubo del lavandino, probabilmente le parole guarnizione e O-Ring vi riporteranno alla mente scene di infanzia, ma suoneranno come due assoluti sinonimi. 

Come capire, dunque, che cosa vi sta chiedendo il vostro interlocutore? 

La mia strategia, per quanto approssimativa e abbozzata, è osservare lo spessore del profilo: 

  • Se il profilo dell’anellino in gomma presenta un andamento lineare ed è piatto, molto probabilmente si tratterà di un O-Ring (anche definito O-Erre), perché, una volta inserito negli appositi alloggiamenti, creerà una guarnizione di tenuta. 
  • Se il profilo dell’anello, invece, ha duplice bombatura e sembra essere fatto da due superfici sovrapposte, possiamo supporre che debba essere posto in compressione tra due superfici fisse o mobili e che si tratti di una guarnizione.

E se non siete sicuri? In quel caso, disponete sul palmo della mano un pezzo per tipo e fate scegliere al cliente…preservando la vostra dignità!

Seguitemi nel prossimo articolo.

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Posted on by Delia Dicanosa

È tutto una questione di spessori

Durante il mio primissimo incarico di interpretazione tedesco-italiano in un cantiere siderurgico ad Amburgo, ho accompagnato il sovraintendente ai lavori nella sua visita giornaliera dell’impianto e sono rimasta folgorata dall’ordine che regnava sul banco da lavoro degli operatori.

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